Stefano Parisio Perrotti

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doppia personale
alla galleria
Le 4 pareti

Le 4 pareti – galleria d’arte
presenta

FRAGILE
doppia personale di
MARCO ABBAMONDI e STEFANO PARISIO PERROTTI

a cura di
RITA ALESSANDRA FUSCO

dal 2 al 16 marzo 2017
Opening: giovedì 2 marzo ore 18.30

Chiudete gli occhi e pensate alla fragilità. Pensate a quante volte l’avete percepita come una bestemmia, un brutto male da debellare.
Perché non si può essere fragili in un mondo sempre più orfano d’umanità, in una società immune al dolore.
Eppure, se ci fermassimo solo un attimo a riflettere, potremmo quasi godercela la fragilità; il momento in cui ci sentiamo nudi con le nostre debolezze, in cui ci guardiamo allo specchio per quello che siamo.
Fragile, uno stato d’animo; una condizione comune, umana, che ci ricorda che non siamo eterni.
Marco Abbamondi e Stefano Parisio Perrotti non si erano mai incrociati, artisticamente parlando, eppure sono riusciti a raccontarci la stessa storia, attraverso un comune denominatore: la materia.
Vere e proprie storie di vita vissuta; l’umanità sul filo, tra ragione, sentimento ed infinito.
I deserti di cemento, sughero e pigmento puro di Abbamondi ci fanno toccare con mano – nel vero senso della parola – questa condizione. Ci ricordano le strade, non sempre lineari, che abbiamo percorso durante la nostra esistenza; ci raccontano alla perfezione la precarietà che viviamo ogni giorno, tesi tra stabilità ed instabilità, caos ed ordine. A volte per volontà nostra, altre volte perché siamo infinitamente piccoli di fronte la natura e non dovremmo dimenticarcelo mai.
Ogni crepa è un pezzo di storia condivisa, un ricordo primordiale pronto a frantumarsi. E’ la vita che scorre, con tutte le sue contraddizioni e verità. Il cemento, nell’immaginario comune, è qualcosa di resistente, che difficilmente può essere intaccato: Abbamondi è pronto a dimostrarci il contrario. E quelle morbide fessure, che ci invitano alla riflessione, ci raccontano la fragilità in tutto il suo umano smarrimento.
Parisio Perrotti, invece, sfida l’infinito con l’ironia. I suoi omini di cartapesta vivono una vita in una realtà pietrificata, eterea, combattendo ogni giorno con l’imprevisto che si nasconde dietro l’angolo.
Anche in questo caso, l’utilizzo della materia è necessario per raccontarci al meglio questa condizione di vita, questo dualismo esistenziale: bios – le pietre trovate nel mare, spontaneamente – e thanatos – la delicata cartapesta che potrebbe frantumarsi da un momento all’altro – a confronto.
Sembrano affannati nelle loro azioni gli omini di Perrotti, ma non possono fare a meno di vivere, anche quando si scoprono soli di fronte alle proprie debolezze, di fronte alla propria humana fragilitas.
In un mondo apparentemente indistruttibile, dove tutto, o quasi tutto, può essere acquistato con un semplice click sulla tastiera del nostro pc, riscoprirsi umani, piccoli, effimeri, di fronte alla grandezza del cosmo, è l’unico modo che abbiamo per salvarci.
Abbamondi e Parisio Perrotti, artisti qui complementari, sembrano comunicarci questo: riscoprirci primitivi di fronte alla grandezza, toccare con mano la precarietà, il pericolo, per apprezzare l’esistenza.
Amare la nostra fragilità, per amare noi stessi.

Rita Alessandra Fusco

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